Lei era nel suo letto, sepolta sotto le coperte, nuda.
Vagamente stordita dalla crisi isterica di pianto, che le aveva innescato l'orgasmo.
Non era la prima volta che il picco di piacere le portava anche un senso di vuota tristezza. Pensava a lui, mentre si muoveva piano sotto le coperte, cercando di capire che ore fossero.
"Le lacrime mi hanno prosciugata così tanto che la testa mi esplode... non so neanche più per quanto tempo... ho perso il conto dei singhiozzi, dei versi strozzati... dei pensieri che mi si attorcigliavano nella testa, tra i bei momenti con lui, e i momenti in cui non ho capito che cosa è successo.
A che serve essere libere? Se poi ci sono questi momenti in cui ti trovi sola, a desiderare di avere qualcuno con te, al tuo fianco, che ti stringa quando non ce la fai? Mi sembra di perdere continuamente i confini di me stessa.
È tragicamente buffo finire sempre incastrata nella stessa storia. Una lunga fila di tizi che arrivano, si presentano brillanti, affabili, divertenti, sul punto di voler creare qualcosa con te, e poi improvvisamente puff spariscono senza dire una parola, senza spiegare. Oppure con la solita cazzata del "non sei tu, sono io". Mi ero ripromessa che avrei fatto attenzione, che avrei aspettato di capire meglio cosa voleva.
Lui era... era tenero, partecipe, attento. Sì. C'era questa tenerezza, e vulnerabilità nel suo modo di raccontarmi le cose. Si apriva così all'improvviso, nel dirmi qualcosa del suo passato, un pensiero, una preoccupazione, e credevo che lo facesse perché desiderava raccontarmi chi era, affidarmi i suoi pensieri e costruire qualcosa.
Mi piaceva ascoltarlo, è diventato naturale raccontargli chi ero, cosa desideravo, e poi non so cosa si è rotto.
C'è stato... come si dice? ah, uno scostamento, un disallineamento improvviso. Piccole incomprensioni, i soliti scazzi scemi... o almeno così...
Strano, sento la musica dall'altra stanza. Mi sa che non ho spento lo stereo, prima di venire a dormire... cos'è? Black Anima?"
Una risata sgraziata eruppe all'improvviso.
"È stranamente appropriata al vortice di pensieri che sento, a... alla tristezza, alla confusione... cosa stavo pensando? Mi sento di nuovo confusa, forse le pastiglie che ho preso prima, per cercare di dormire iniziano a fare effetto.
Lui mi manca. Mi mancano le risate, mi manca la sua voce. Dovevamo andare a vedere delle cose insieme, sembrava tanto convinto, e poi.
E poi, boh. Il lavoro. Gli straordinari, lo stress, la famiglia. Eppure non è che stessi chiedendo chissà che cosa. Volevo solo passare del tempo con lui.
[🎶... I let you cut me open just to watch me bleed 🎶]Mmmh... credo di essermi addormentata. Sento un'altra canzone... ma non riesco a capire quale. Sono ancora mezza rintronata?
È, è come se non avessi più coscienza di me. Il mondo mi sembra così lontano in questo momento. L'unica cosa che mi sembra reale è lui. Lui che non c'è più da... quante settimane è che non c'è più? Perché non riesco a ricordare?
Forse è solo un brutto sogno. Sì, un incubo da cui mi sveglierò, però questo dolore è così pressante. Gli occhi mi bruciano, il corpo è così pesante.
Devo solo dormire. Le pastiglie faranno effetto, riuscirò a dormire come si deve. Starò meglio dopo.
Magari farò un bel sogno."
[🎶 Save me from myself
I could use your strength
I'm breaking down
So I keep asking myself
(Will I, will I? Will I?)
Will I be strong enough to face this mess?
(Will I, will I?) 🎶]
Lei si trovò in una stanza che non conosceva, eppure in qualche modo le era familiare.
Era notte, si sentiva il ronzio di un computer acceso che arrancava un po', non c'era tanta luce, però sentiva qualcosa che le era familiare. Prima l'odore, poi sentì la voce: una risata.
Quella risata sommessa le fece mettere a fuoco la situazione.
Lui era seduto lì, di fronte, capo chino a digitare - sorridendo - sul telefono.
Gli scappò un "ecco l'occasione che aspettavo" talmente lieve che pensò di avergli letto nel pensiero.
Qualcosa sul fondo dello stomaco fece click.
Ora sapeva.
Che banalità. Eri solo questo?
Un altro della serie "due scopate senza troppo impegno né casini o legami veri".
Una risata amara le si spense in gola... lui poteva sentirla? Era lì, ma qualcosa era strano.
Un lieve spostamento alla sua destra la distolse da lui per qualche momento. Il gatto si era ridestato dal suo riposo, aveva drizzato le orecchie fissando lo sguardo verso di lei. Emise un rumore basso a metà fra le fusa e un ringhio. Le sfuggivano le parole esatte. Che strano, le parole non le mancavano mai.
Sorrise.
Quindi è vero che i gatti sentono alcune cose.
Tornò a posare gli occhi su di lui, intento a scrivere qualcosa di importante, se era così concentrato da non vederla. Sorrideva ancora pensando a lui, a quello che stava scrivendo con così tanto impegno.
"Oh, mio amato arcangelo, presto scopriremo cosa sono stata io per te. Abbiamo tutto il tempo del mondo, sai?”


Anche io ho intitolato un mio racconto "Specchio". Sono sempre più convinta che ci sia un legame sottile e affine tra le nostre anime!